Weekly CofFIN Break del 22 giugno 2017

Perché la volatilità è cosi bassa?

Indici: variazioni contenute e correzioni brusche e di breve durata

Approfittando del fatto che la settimana scorsa è stata povera di dati – a parte l’esito della riunione della FED, di cui parleremo in seguito – si affronta un tema molto controverso sul mercato: la volatilità degli indici azionari è da mesi compressa su livelli molto bassi, in certe giornate addirittura sotto i minimi storici (VEDI GRAFICO). Questo significa che le variazioni degli indici sono molto contenute e che le correzioni, pur se brusche, hanno vita breve, generalmente 3/4 giorni al massimo. La domanda che in molti si pongono è: “Si tratta di una situazione stabile? Se non lo fosse, cosa potrebbe cambiare questo nuovo regime?”

Crescite economiche stabili e tasso risk free

La mancanza di volatilità deriva, probabilmente, dal fatto che le crescite economiche nei vari paesi sviluppati sono stabili su livelli non troppo elevati. Questo significa che le aziende possono fare utili e non devono preoccuparsi più di tanto di forti aumenti dei tassi d’interesse, vista anche la poca inflazione che queste crescite moderate stanno creando. Un altro motivo risiede nel fatto che il tasso risk free, da anni ormai, è in territorio negativo o poco sopra lo zero: rimanere sottoinvestiti parcheggiando il denaro sui conti può rivelarsi costoso se le correzioni tardano a verificarsi. Infine, la bassa volatilità ha abituato gli operatori a oscillazioni molto contenute, ogni variazione più ampia viene considerata una occasione di acquisto da non perdere.

Le Banche Centrali

In autunno previsti cambiamenti

Come si sa dalle esperienze passate questa situazione non è stabile, prima o poi interviene qualcosa che cambia il regime, almeno per un po’. Cosa aspettarsi, quindi? Anche se generalmente l’estate è un periodo dove, complice la bassa liquidità, spesso le oscillazioni si fanno più ampie, è più probabilmente con l’autunno che le cose potrebbero cambiare.

La FED: obiettivo di riduzione del bilancio

La FED, e qui ci si collega alla riunione di giovedì scorso, ha dichiarato che intende cominciare la riduzione del bilancio a partire probabilmente da ottobre. Con gradualità arriverà, nei suoi programmi, a drenare 600 miliardi di dollari all’anno a regime da inizio 2019.

Le probabili mosse della BCE

Questa prospettiva, unita al probabile ridimensionamento del programma di acquisto titoli da parte della BCE nel 2018, porterà il mercato a sentirsi meno protetto dalle Banche centrali e a cominciare a interrogarsi sulla diminuzione globale della liquidità. Non occorre che la liquidità diminuisca subito, è sufficiente che FED e BCE annuncino ufficialmente i loro programmi futuri di riduzione, cosa che potrebbe avvenire fra settembre e ottobre. Fino ad allora la crescita economica in corso dovrebbe evitare oscillazioni marcate e, in ogni caso, l’assenza di spinte inflazionistiche mantiene basse le aspettative di rialzo dei tassi.